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di Giuseppe Zigaina | |||
| PASOLINI : la ricerca e il gioco | ||||
Fonemi e Semantemi
interessante notare a questo proposito che Roland Barthes, nei suoi Eléments de sémiologie, scriveva nel 1964: «Il sapere semiologico, la scienza generale dei segni, deve già applicarsi, almeno come progetto, a oggetti non linguistici, quali che possano essere le sostanze e i limiti di questi sistemi: le immagini, i gesti, i suoni melodici, gli oggetti e i complessi di queste sostanze - rintracciabili in riti, cerimonie o spettacoli» (5). E ancora: «La semiologia e forse destinata a farsi assorbire da una trans-linguistica, la cuì materia sarà costituita ora dal mito, dal racconto, dall'articolo giornalistico, ora dagli oggetti della nostra civiltà, nella misura in cui essi sono parlati (attraverso la stampa, il volantino, l'intervista, la conversazione e forse anche il linguaggio interiore di ordine fantasmatico)». Sembra l'anticipazione profetica della trasgressione semiologica di Pasolini. Il quale infatti, volendo, come i santi, «parlare in silenzio con il corpo e con il sangue», ha teorizzato la propria morte come segno linguistico. Solo che non ha fatto parlare autonomamente il proprio corpo massacrato, ma integrandone il linguaggio con quello dell'opera letteraria, teatrale e filmica. Una morte dunque, la sua, che significa in quanto rivalutazione semantica del linguaggio scritto-parlato e audiovisivo. Anzi e questa per Pasolini la specifica funzione della sua morte. L'enunciato che ne riassume il concetto e il seguente: «Il fonema senza il gesto è un semantema diverso». (6) Questo enunciato appare dimessamente in un breve scritto che Pasolini antepone, quale Prefazione dell'intervistato (da leggersi assolutamente), all'intervista da lui rilasciata in due tempi - 1969 e 1975 - a Jean Duflot: un'intervista - scrive Pasolini - che «e un seguito di tentativi abortiti per ritornare su quegli argomenti che non sarebbero mai stati affrontati. Alcune cose - egli sottolinea allusivamente - si vivono soltanto; o, se si dicono, si dicono in poesia». Naturalmente l'aforisma con cui Pasolini rivaluta il gesto, ha tutta l'aria di giustificare i corsivi tra parentesi quadre che il regista fa seguire talvolta alle sue risposte a Duflot; i quali corsivi descrivono ciò che l'intervista registrata non dice e non mostra: la mimica, lo sguardo e tutta una fisicita dell'intervistato che Pasolini definisce «molto espressiva». Sennonché, quel sistema stilistico non privo di humour («il fonema senza il gesto è un semantema diverso») - un sistema rimasto fino ad oggi assolutamente incompreso nel suo significato «secondo» - riassume e proclama il valore linguistico della morte dell'autore. Se il gesto infatti (il gestire del parlante unito all'espressione dei suoi occhi ad es.) trasforma, come tutti sanno, il significato delle parole, non è questa ovvietà che Pasolini vuol sottolineare, bensì (riducendo la formula ai minimi termini) la sua teoria della realtà come linguaggio (7); dove l'opera (il fonema, parte per il tutto), integrata dal gesto della morte (l' «insano gesto» dei mass media), diventa un altro semantema, acquista cioè un altro significato. È chiaro che qui Pasolini, maestro della contaminazione totale, (8) sottopone al sapere semiologico un sistema di significazione misto: un linguaggio primo, con tutti i suoi fonemi e monemi, e un linguaggio secondo, che per quanto riguarda il gestire, l'azione, potremmo senz'altro definire mito e rito, o più decisamente rituale mitico. Infatti, sulle tracce di Roland Barthes, la celebrazione a Ostia del mito di morte rinascita come linguaggio secondo è la più temeraria sfida lanciata dall'Autore alla semiologia ufficiale. 5 - Roland Barthes, Elementi di semiologia - Linguistica e scienza delle significazioni, Einaudi 1966. 6 - P.P.P. - «Prefazione dell'intervistato (da leggersi assolutamente)», Il sogno del centauro , Editori Riuniti,1983. 7 - «La lingua scritta della realtà», Empirismo eretico. 8 - «La contaminazione totale in Pasolini»; relazione da me fatta alla Berkeley University nel 1983. Successivamente pubblicata in Stanford Italian Review, IV, 2, con il titolo «Total Contamination in Pasolini», a cura di Beverly Allen, ANMA Libri & Co., 1984, Stanford, California. |
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