Contemporary artists di Giuseppe Zigaina   
 PASOLINI : la ricerca e il gioco



Il Gioco del linguaggio come istinto vitale

img itornando alla fine degli Anni Quaranta e alla mia specifica ricerca di pittore, devo dire che essa, sia pure con l'incertezza o il troppo entusiasmo di allora, procedeva così come più tardi ha proceduto la ricerca su Pasolini. Anzi, direi che il terreno su cui si sono esercitate le due ricerche è praticamente lo stesso, perché esse erano e sono segnate da un empatico modo di scoprire le cose del mondo(29).

Procedeva, la mia ricerca, perché quello di esprimermi con un particolare sistema di segni (iconici) era il prolungamento del mio infantile desiderio di raccontarmi una fiaba: quella che nel mio caso - per la kafkiana necessità che ho sempre avuto di rifugiarmi in una tana - è diventata più tardi un «gioco» pieno di responsabilità: difficile, e talvolta gioiosamente pericoloso.

Ma qui, gioco va inteso nel senso attribuitogli da Aristotele quando lo avvicina appunto alla felicità, giacché esso, il gioco in quanto attività non necessaria, si sceglie liberamente di per se stesso. Il gioco infatti, questo tipo di gioco, si esercita senza alcun fine pratico, tendendo esso unicamente a incrementare la sua propria qualità gioiosa.

Ho sempre appreso, nelle mie letture di dilettante innamorato della filosofia, che Kant definisce il Gioco come «gioco di pensieri», un gioco di carattere estetico che serve a tenere desto il rapporto con le energie vitali del mondo. Quando noi giochiamo in tal senso, egli dice, è la natura che in realtà gioca con noi. Un Gioco dunque come «istinto vitale». Sennonché, l'ulteriore formulazione concettuale di Wittgenstein, «gioco del linguaggio» (con le «costanti logiche» delle «e» congiunzione, delle «o» disgiuntive ecc. a stabilire le «proposizioni atomiche» come primari nuclei di senso), e molto più vicina alla nostra sensibilità di moderni, in quanto essa, integrando e sostanziando le definizioni di Aristotile e di Kant, spalanca le porte verso l' «uso» insospettabile che ne ha fatto Pasolini: «Gioco del linguaggio come istinto vitale». Certo, anche lui lo intende così. Solo che l'istinto vitale, nel caso di Pasolini, si sdoppia attraverso l'incremento semantico apportato da Freud alla parola «vita».

Qui dunque «istinto vitale» postula una specificazione. Esso, questo istinto vitale, riguarda la vita terrena o la Vita del Dopo? Ed ecco apparire il fantasma del Giano Bifronte, quello del motto di spirito di Freud incarnato nell'empirismo eretico di Pasolini. Il quale Pasolini, innalzando anche lui il cartello a due facce, ripropone il dilemma. Da una parte del cartello segnaletico abbiamo l'empirismo (solidale con Wittgenstein), dall'altra l'eresia. Ma eresia intesa come «scelta» di una «religione atea» che contempli la possibilità di una vita dopo la morte. Vita nella gloria? Vita nella memoria degli uomini?

L'autore ne parla in «Una disperata vitalità» quando profetizza la sua morte a Ostia: «Io me ne starò là/sulle rive del mare /.../ dove ricomincia la vita» (mio il corsivo). Freud invece, dovendo esercitare più freddamente il suo magistero, specifica e distingue, a proposito di vita: «Uno Shadchen (un ebreo sensale di matrimonio) ha assicurato il pretendente che il padre della ragazza non è più in vita. Dopo il fidanzamento viene fuori invece che il padre e ancora vivo e sta scontando una condanna al carcere. Il fidanzato protesta col sensale, il quale ribatte: "Ebbene, che cosa le avevo detto? Lei la chiama vita, quella?,,» .(30)

Questa battuta di Freud, ampiamente teorizzata dallo scienziato viennese nel saggio Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten, è alla base del linguaggio criptico di Pasolini, ossia del suo modo strategico di esprimersi fin dalla fine degli Anni Cinquanta. Ma il bello - si fa per dire - è che nessuno ne parla. E non ne parla, ovviamente, perché, fatte poche eccezioni, nessuno dei critici che fino ad oggi hanno scritto su Pasolini si e accorto dei suoi «cursus di linguaggio gergale», così come, di conseguenza, nessuno di essi ha mai pensato di rileggersi Freud per capire le origini e le finalità di questo gergo. Un Freud che il poeta-regista invece indica, in Progetto di opere future, come uno dei suoi tre Santi protettori:


Professori del ca.,
neo o paleo patrioti, teste coglione
in tanta scienza, che dal XII XIV secolo
vedono solo testi in funzione
di altri testi... Basta; cieco
amore mio! Ti eserciterò in ricerche
translinguistiche, e a un testo opporrò un Veto
e a tre testi tre Santi.


Alla fine di queste ricerche translinguistiche Pasolini sarà indotto a porre un Veto al testo della vita (31), e a opporre a ciascuuo dei tre testi da lui più amati tre Santi protettori. Questi Santi sono, nell' ordine: Marx, Freud e Jakobson.

Lo scrive Pasolini stesso. Basta leggerlo.

Come si vede, il Gioco del nostro autore ramifica, si espande, si integra di nuove esperienze: sue e altrui. La nuova gioventù, ad esempio, che è la riscrizione con poche ma significative varianti apportate alle prime poesie in friulano, rientra nel complesso rituale con cui Pasolini chiude il cerchio della sua vita, oltre che il suo modo, tradizionale, di fare poesia. Ma va ancora osservato che il gesto di riscrivere il suo primo libro di poesie (La meglio gioventù) e di apportarvi delle apparentemente inutili modifiche, e caduto nella totale indifferenza della critica. E quando si è parlato de La nuova gioventù ci si e limitati a evidenziare che il Pasolini della Seconda Forma «non ha fatto altro che appesantire di denuncia e invettiva la bellezza dell'originaria Elegia». (32)

Il nostro autore, comunque, essendo arrivato nel 1975 alla fine del suo rituale di morte, aveva già compiuto i suoi «movimenti di approccio al recinto sacro» di Ostia. E vi era giunto - come lui dice in «da bravo chierico e studente di teologia». E perciò, previdente com'era, aveva anche «commissionato dei versi per pregare dentro a questo spazio sacro».

Ora, non sta a me giudicare sul piano espressivo le modifiche apportate da Pasolini al testo originario del 1944. Questo compito lo lascio agli addetti ai lavori. Io, qui, non voglio fare altro che indicarle al lettore come anticipazioni di una morte sacrificale. Anzi, scegliendo alcune di queste «modifiche», lascio libero il lettore di coordinarle tra loro per trarne un senso (se il lettore ne è capace), oppure di considerarle degli inutili «appesantimenti formali»

Oggi è domenica... oggi io compio cinquantadue anni, dorme nel mio occhio il Diavolo Giocatore. (33)

Guardo il mio corpo senza età né pudore, le nuove Domeniche, davanti e indietro. (34)

Dalla Domenica al Lunedì, tutte le erbe del mondo si sono seccate. (35)


Pasolini e stato ucciso il 2 novembre 1975, Domenica, Giorno dei Morti; così come di domenica vengono uccisi - oltre che il fratello Guido - tutti i protagonisti delle sue opere. Ebbene, ciò nonostante, i redattori dell'opera omnia per i Meridiani Mondadori vogliono far morire il poeta di sabato, credendo, con questo ingenuo e per certi versi misterioso aggiornamento, di smontare l'embricazione simbolica fondata sul «giorno sacro in cui si recita il mito» e nata nell'immaginario dell'autore fin dall'epoca in cui tradusse i poeti catalani (36).





29 - L'incontro con Pasolini avvenne nella primavera del 194.6, a Udine, in una mostra di pittura.
30 - Sigmund Freud, «Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten», in Psychologische Schriften, S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main, 1970.
31 - P.P.P., «Progetto di opere future» in Poesia in forma di rosa, ora in Bestemmia.
32 - Massimo Caccìarì, Micromega 4-95, pag- 199.
33 - P.P.P., La nuova Gioventù, pag. 174; Einaudi 1975.
34 - ibidem pag. 175.
35 - ibidem pag. 189.
36 - P.P.P., Quaderno Romanzo n. 3, pubblicazioni dell'Academiuta, Casarsa 1947.



Indice :
1. «Kennedy morendo...»     2. Fonemi e Semantemi     3. La ricerca dello spettatore     4. Il cinema è la lingua scritta della realtà
5. Il Gioco del linguaggio come istinto vitale     6. La Seconda Forma de «La meglio gioventù»     7. Le «lacune tipografiche»
8. Con un occhio a Wittgenstein e a Freud     9. A 25 anni dalla morte     10. «Saluto e augurio»
11. «Endoxa»     12. Organizzar il trasumanar
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