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di Giuseppe Zigaina | |||
| PASOLINI : la ricerca e il gioco | ||||
La ricerca dello spettatore
itornando al concetto di ricerca (un concetto che
mi riguarda anche personalmente come pittore)
dirò che esso viene preso in considerazione da
parte di Pasolini sotto due aspetti o momenti: c'è la
ricerca di una tecnica espressiva da parte dell'autore-cifratore,
e la ricerca dello spettatore-decifratore all'interno di una
euristica che sveli il senso e la finalità della particolare tecnica
espressiva dell'autore. In tal modo, sia l'autore che lo
spettatore tendono entrambi, in piena solidarietà, a «trasformare
una situazione indeterminata in altra che sia determinata».
Solo che, mentre i'autore sospende strategicamente il senso
del discorso in attesa dell'evento chiarificatore della propria
morte sacrificale, lo spettatore - messo in allarme - si
predispone a sancirne la validità attraverso la coordinazione degli
indizi sparsi nella propria opera dall'autore stesso. L'autore
predispone gli elementi di una futura totalità unificata; lo
spettatore la realizza. In altre parole, predisponendo il
tracciato del racconto e disseminandolo di indizi coordinabili tra
loro a vari livelli, l'autore controlla e dirige la
transustanziazione semantica del racconto; mentre lo spettatore, intuito il
progetto dell'autore, se ne fa il «narratore». (9)
Potremmo dire infine che l'autore, esprimendosi in gergo, stimola e sollecita la ricerca dello spettatore, il quale però deve aver già intuito che per decifrare il linguaggio gergale dell'autore non può giovarsi dell'esegetica tradizionale, ma solo degli strumenti scientifici, filosofici e antropologici dell'euristica. (10) Di qui la parità democratica proclamata da Pasolini tra autore e spettatore. (11) Sta di fatto che e solo così che il metalinguaggio della sceneggiatura, elaborato e predisposto in vista del film da farsi, ossia in vista di quell'evento chiarificatore che è la morte dell'autore (e che potremmo anche chiamare testimonianza come martyrion), può essere identificato come una struttura indeterminata colta nell'atto di trasformarsi in una determinata: quella appunto del film realizzato. Che è sempre, quando il montaggio è appropriato, una >totalità unificata. Il carattere dinamico di una struttura - la «situazione indeterminata» che attraverso la ricerca tende ad essere altra struttura, ossia una struttura «determinata nelle distinzioni e relazioni che la costituiscono» - è descritta con sottile ironia da Pasolini nel saggio del 1965: La sceneggiatura come "struttura che vuol essere altra struttura"(12). Dove egli mette bene in evidenza che la volontà di movimento implicita nella struttura linguistica di cui parla coincide con la precisa volontà dell'autore: «un dato di fatto che l'osservatore può osservare dall'esterno, di cui e egli stesso testimone». Un passaggio, questo, dal piano linguistico a quello esistenziale, che caratterizza costantemente il discorso del poeta-regista. Ebbene è questa volontà dell'autore che all'inizio del II capitoletto di Una disperata vitalità (13) fa dire a Pasolini: «Io volontariamente martirizzato...» : esattamente con i tre puntini che fa seguire a «quando cambiano colore le foglie...», espressione con cui nella traduzione italiana della Seconda Forma de «Il giorno della mia morte» (14) annuncia il tempo del proprio martirio: non «di vierta», non in primavera cioè, ma in autunno, quando le foglie cambiano colore. E «Io volontariamente martirizzato...» lo dice a stacco netto e col feroce sarcasmo di uno che, rappresentandosi in un atto di "industria culturale„ privo di precedenti storici, sa bene quella che dice. Ma priva di precedenti storici non è tanto la volontà di un poeta di essere ucciso, quanto la volontà di fare del proprio martirio una «morte secondo valore» - come direbbe Ernesto de Martino (15) -, un atto culturale, un linguaggio relogificante dell'opera scritto-simbolica e audio-visiva, di compiere cioè un gesto che rivaluti l'opera presa nella sua totalità. Un gesto appunto che al di fuori di ogni «atto di industria culturale» trasformi il fonema in un altro semantema. «Il fonema senza il gesto è un semantema diverso». Letto così, correntemente, potrebbe essere considerato un curioso aforisma, mentre invece si tratta di una «proposizione nucleare», ridotta cioè ai minimi termini, dalla quale si può desumere come Pasolini, oltre che delle teorie di Wittgenstein, (16) si sia giovato in un'unica prospettiva delle ricerche di Todorov sui piú «fini elementi verbali»: i fonemi ad esempio (le piú piccole unità distintive di un sistema fonico), i tre puntini (che alludono a un qualcosa che verrà), e poi le parentesi (sospensive del senso): tutti elementi verbali che l'autore contrappone alle mostruose iperboli che utilizza per parlare di sé: «Crisi cosmica» (17) (= morte, la sua), «Società» (18) (= P.P.P.), «Popoli»(19) (=P.P.P. ) ecc. 15 - Roland Barthes, Elementi di semiologia - Linguistica e scienza delle significazioni, Einaudi 1966. 16 - P.P.P. - «Prefazione dell'intervistato (da leggersi assolutamente)», Il sogno del centauro, Editori Riuniti,1983. 17 - «La lingua scritta della realtà», Empirismo eretico. 18 - «La contaminazione totale in Pasolini»; relazione da me fatta alla Berkeley University nel 1983. Successivamente pubblicata in 18 - Stanford Italia» Review, IV, 2, con il titolo «Total Contamination in Pasolini», a cura di Beverly Allen, ANMA Libri & Co., 1984, 18 - Stanford, California. 19 - «II Cinema impopolare», Empirismo eretico, pp. 270-271. 10 - P.P.P. «La prospettica del mio «sapere come essere» - è irriproducibile nell'esegeta-se non a patto d'essere euristica», in «Proposito 18 - di scrivere una poesia intitolata '1 primi sei canti del Purgatorio,,», ora in Bestemmia, Garzanti, Milano 1993, pag. 888. 11 - Empirismo eretico, pp. 270-27 1. 12 - Empirismo eretico, pag. 188. 13 - Bestemmia, Giulio Einaudi Editore, 1993, pag. 726. 14 - P.P.P., La nuova gioventù, Giulio Einaudi Editore, 1975. 15 - Ernesto de Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria, Edizione dell'Universale scientifica, 18 - Boringhieri, 1958, pp. 236-262. 16 - Ludwig Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus - Quaderni 1914-1916; Einaudi, 1964. 17 - «Appunto 74 a Glossa», in Petrolio, op. cit. 18 - «poema per un verso di Shakespeare», P.P.P. Le poesie, Garzanti, 1975. 19 - Il sogno del centauro, Editori Riuniti, Roma, 1983, pag. 66. |
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